Saper determinare il corretto apporto proteico in chetosi è la chiave per il successo della terapia sul lungo periodo.

Di Marco Marchetti

Perdere peso è un meccanismo assai complesso che, per essere salutare, deve necessariamente essere guidato da un nutrizionista dotato di competenza e di idonea strumentazione.
Moltissimi infatti sono i pericoli che si celano dietro al fai da te. Tra questi il più frequente è quello di perdere massa muscolare, ossia deperire.

Una dietoterapia ipocalorica corretta, che cioè miri al dimagrimento, deve raggiungere lo scopo di far perdere peso esclusivamente perdendo massa grassa.
Veder scendere l’ago della bilancia non è sufficiente, anzi a volte è controproducente, poiché esiste una differenza sostanziale tra il perdere peso e dimagrire.
Dimagrire significa perdere unicamente massa grassa, altrimenti perdendo massa magra si deperisce e perdendo acqua ci si disidrata.
Le differenze sono evidenti e determinano importanti conseguenze.
Molti programmi di dimagrimento miracolosi millantano importanti perdite di peso in brevissimo tempo. Ebbene, questa perdita di peso, nella stragrande maggioranza dei casi, risulta essere a carico della massa magra, causando notevoli problemi sul lungo periodo.

Analizziamoli insieme.

Il primo problema è proprio l’efficacia della dieta.
Il depauperamento della massa magra, ed in particolare della componente muscolare, comporta un conseguente abbattimento del valore di dispendio energetico basale. Di conseguenza la dieta, per quanto ipocalorica, se non garantisce un corretto apporto proteico, perderà di efficacia sul lungo periodo. Un soggetto che perde peso perdendo massa magra sarà, in definitiva, vittima del tanto temuto effetto Yo-Yo.
La motivazione risiede nel fatto che dalla massa muscolare dipende buona parte del dispendio energetico basale.

Il dispendio calorico di un soggetto, ossia il valore complessivo delle calorie necessarie per la sopravvivenza e per lo svolgimento delle sue attività, è composto da molto fattori.
Semplificando, concorrono a determinare il valore totale di dispendio energetico: il valore di metabolismo basale, l’attività fisica e la termogenesi indotta dalla dieta.
La principale componente del fabbisogno calorico totale è il metabolismo basale, capace, da solo, di coprire fino all’80% del totale. Il metabolismo basale è la somma di tutte le necessità energetiche che garantiscono al soggetto la sopravvivenza ed è direttamente correlato, alla composizione corporea. La massa muscolare, particolarmente ricca di mitocondri (organelli cellulari deputati alla produzione di energia) è la principale responsabile di questo valore.
Un soggetto ben allenato e di conseguenza con una importante massa muscolare, avrà un metabolismo basale (ossia un dispendio calorico a riposo) ben più alto di un soggetto di egual peso ma con una minor presenza di massa muscolare e quindi una maggior presenza di massa grassa.

Da questa considerazione se ne deduce che, calcolare il valore di dispendio energetico a riposo utilizzando solo il fattore peso, è quantomeno approssimativo. Molto più corretto è stimarlo partendo dalla composizione corporea.

Poiché l’efficacia di una dietoterapia dimagrate risiede nel deficit calorico imposto tra entrate e uscite, mantenere elevato il valore di dispendio basale risulta determinante.

Da queste motivazioni si comprende come il segreto di una dietoterapia dimagrante realmente efficace non sia perdere peso, ma piuttosto perdere massa grassa risparmiando al contempo massa muscolare e, di conseguenza, il dispendio calorico.
Si può preservare la massa muscolare nutrendola attraverso un corretto apporto proteico, persino all’interno in un regime dietoterapico chetogenico fortemente ipocalorico come dimostrato dagli autori dello studio: Effects of a Personalized VLCKD on Body Composition and Resting Energy Expenditure in the Reversal of Diabetes to Prevent Complications (L. Romano et all.).

Gli autori dello studio hanno somministrato due grammi di proteine ogni kg di massa magra misurando quest’ultima attraverso la metodica di riferimento, ossia una densitometria a doppio Raggio X (DXA). Questo apporto proteico è risultato condizione necessaria e sufficiente per ottenere, nei partecipanti allo studio, una perdita di peso a carico della massa grassa, ossia un dimagrimento con contemporaneo risparmio di massa muscolare.

Scrivere un protocollo dimagrante realmente efficace deve quindi necessariamente partire dalla componente proteica correttamente stimata.

Determinare un corretto apporto proteico in termini di quantità è, però, solo il primo step, che potrebbe non bastare. La quantità totale di proteine dovrà, essere calcolata tanto in termini quantitativi quanto in termini qualitativi.

Parlando di qualità, sarà fondamentale la valutazione di valore biologico, biodisponibilità e digeribilità, dell’intake proteico, poiché non tutte le proteine hanno le medesime caratteristiche e valore.

Somministrare la corretta dose di proteine, ma dal valore biologico scarso, comporta comunque deperimento.
Molto importante, ad esempio, è la presenza di aminoacidi ramificati ed in particolar modo di leucina. Altro aspetto da tenere in considerazione è la presenza di aminoacidi essenziali ed il loro rapporto.

Come sappiamo infatti, gli aminoacidi essenziali sono quegli aminoacidi che il corpo umano non è in grado di sintetizzare e che deve necessariamente assumere da fonti esterne. Se mancano nella normale alimentazione, il corpo, semplicemente li recupera “cannibalizzando” la propria massa muscolare.
Il totale apporto proteico dovrà poi essere biodisponibile, ossia interamente fruibile per l’utilizzo, una volta superati i processi di digestione ed assimilazione.

In chetosi, stante la duplice valenza delle proteine, tutte queste considerazione assumono un valore ancora maggiore.

Nutrire la massa muscolare del paziente attraverso un corretto, e ben determinato, apporto proteico è in definitiva, la tappa chiave del processo di dimagrimento perchè da essa, come illustrato, deriva gran parte del dispendio energetico basale del soggetto, e quindi il successo della dietoterapia tanto sul breve quanto sul lungo periodo.

 

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31277506/

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