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L’aspetto psicologico del dimagrire

Dimagrire è un meccanismo fisiologicamente complesso e non significa perdere peso. Tecnicamente dimagrire significa perdere peso perdendo massa grassa. Poiché si perde peso in tre distinti modi (si dimagrisce perdendo grasso, ci si disidrata perdendo liquidi, si deperisce perdendo massa muscolare) per assicurarsi un effettivo dimagrimento è preferibile affidarsi ad uno specialista di nutrizione esperto, qualificato, aggiornato e munito di idonea strumentazione.

Scrivere una dieta infatti è un esercizio complesso che deve tenere in considerazione moltissimi fattori. Si deve primariamente badare a fornire macro e micronutrienti essenziali, la calibrata, efficace, e sopportabile dose calorica, nonché la corretta integrazione qualora la dieta lo richieda. Il tutto badando alle molteplici interazioni che gli alimenti hanno fra di loro (basti pensare ai fattori antinutrizionali ed alla biodisponibilità dei nutrienti, solo per citarne alcune) nonché alle interazioni che il cibo ha con i farmaci e più in generale con lo stato di salute del paziente.
Purtroppo, molto spesso si tralasciano queste considerazioni, banalizzando un gesto, il mangiare, che per quanto naturale è assai diverso dal nutrirsi. Specialmente se l’obiettivo è perdere peso.

Possono essere molteplici le ragioni che spingono un soggetto a volere dimagrire.
Si può volere dimagrire per migliorare il proprio stato di salute, ad esempio. Sappiamo bene come il tessuto adiposo sia origine di infiammazione di basso grado nonché sia un trigger di diverse patologie cronico-degenerative.
Si può volere dimagrire perché in attesa di un intervento chirurgico. È noto che il grasso in eccesso sia un ostacolo per la buona riuscita di un intervento, e che pazienti più magri possano auspicarsi una degenza post operatoria migliore.
Si può voler dimagrire anche semplicemente per motivazioni estetiche.
In tutti i casi, indipendentemente da quale sia la motivazione che spinge alla ricerca del dimagrimento, un concetto è valido per tutti: dimagrire comporta sacrificio e la motivazione è chiara, se si vuole dimagrire bisogna necessariamente mettere in conto delle rinunce a tavola, cambiando il personalissimo rapporto con il cibo.
Il problema risiede nella considerazione che per molti il cibo rappresenta una gratificazione, per alcuni può rappresentare una dipendenza, per altri una via di fuga. Molti con il cibo socializzano, altri si consolano.

Insomma il rapporto con il cibo è decisamente personale, mentale e complesso e deve essere gestito correttamente. Non basta mangiare meno, o estremizzando, quasi nulla, sottoponendosi a privazioni eccessive, infruttuose e tutto sommato nocive. Sarebbe invece fondamentale raggiungere l’obiettivo nel minor tempo possibile per poter gestire anche l’aspetto motivazionale. Sappiamo bene infatti come diete dimagranti, magari salutari ed equilibrate ma dalla scarsa efficacia, abbiano nella compliance del paziente il proprio punto debole.
Da un punto di vista squisitamente tecnico, poiché, come accennato, dimagrire è diverso da perdere peso, per dimagrire correttamente è necessario innanzitutto fornire il corretto apporto proteico onde evitare pericolosi deperimenti.
Molto spesso questo passaggio viene sottovalutato poiché non si dispongono degli strumenti idonei a valutare una perdita di peso errata. Si è felici se l’ago della bilancia scende. Non è così.

La semplice bilancia non discrimina le masse, mentre i più comuni strumenti di bioimpedenziometria soffrono, molto spesso, di bias che li rendono di fatto inutili nel valutare un effettivo dimagrimento. Ancora una volta quindi si staglia la necessità di un professionista che, dotato della adeguata strumentazione, sappia valutare correttamente e indirizzare di conseguenza il paziente.
Ad ogni modo, una delle “diete” utilizzate più efficaci per dimagrire è sicuramente una dieta chetogenica a bassissimo apporto di calorie definita con l’acronimo: VLCKD.
Questo particolarissimo regime alimentare ha tra le sue principali caratteristiche la velocità.
Si perde peso dimagrendo (se la dieta è scritta e seguita correttamente) molto in fretta ed i risultati sono velocissimi.
Questo avviene poiché si possono raggiungere quotidianamente delta calorici particolarmente elevati.
Come sappiamo infatti l’unico modo per dimagrire è mangiare poco. Ossia, semplificando, assumendo poche calorie o comunque meno di quelle che compongono il nostro dispendio calorico totale.

Attraverso un protocollo VLCKD si possono scrivere diete con apporti calorici estremamente ridotti, assicurandosi un rapido dimagrimento, senza che il paziente avverta il senso di fame, questo è possibile grazie alla spiccata capacità anoressizzante che i corpi chetonici prodotti hanno sul sistema nervoso centrale.
In buona sostanza questo tipo di alimentazione apporta pochissime calorie facendo perdere peso e risulta sostenibile poiché, pur mangiando relativamente poco, non sia avverte il senso di fame.
Logicamente questa dieta, data la sua peculiarità, dovrebbe essere scritta e monitorata da un nutrizionista esperto. Molto spesso infatti è necessario ricorrere a degli integratori e può essere necessario monitorare con costanza il paziente per evitare complicanze.
Detto questo però una dieta VLCKD, proprio in funzione della sua rapidità di azione, garantendo risultati tangibili in pochissimo tempo, si configura come la terapia di elezione per tutti i pazienti che necessitino di una spinta motivazionale importante. Tutti noi sappiamo quanto sia importante l’aspetto psicologico nel dimagrire, attraverso una VLCKD si dimagrisce in brevissimo tempo a tutto vantaggio della psiche, della motivazione ed in definitiva del risultato.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23801097/

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Dott. Marco Marchetti
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