La digiunoterapia è una pratica assai diffusa che necessita però di approfondimenti. Una pubblicazione dell’Università di Roma Tor Vergata suggerisce una guida.

Di Marco Marchetti

Il digiuno, ossia la volontaria astensione dall’assunzione da cibo per un periodo più o meno prolongato di tempo, è una delle dietoterapie più seguite negli ultimi tempi.
Questa dieta ha in realtà origine antichissime. Moltissime sono le testimonianze di digiuno rintracciabili nella storia e attualmente la pratica del digiuno è prevista, sebbene in forme e modalità differenti, in molte religioni.
Il digiuno, fisiologicamente parlando, consiste nel catabolismo di carboidrati, proteine e lipidi per mantenere i livelli di glicemia all’interno dei valori di normalità e digiunare, alla luce delle attuali conoscenze, potrebbe essere utile per migliorare la qualità della vita e favorire la longevità.
Gli autori di uno studio dell’università di Roma Tor Vergata di recente pubblicazione Fasting: How to guide di Attinà et all. hanno cercato raccogliere ed illustrare, attraverso una spiegazione organica, le diverse digiunoterpie attualmente più utilizzate.

Come in caso della dieta chetogenica, anche parlando di digiuno si deve necessariamente parlare non di un singolo protocollo quanto di una pluralità di terapie.
Esiste quello che viene definito il Time restricted feeding. In questo tipo di di digiuno-terapia l’assunzione di cibo è limitata ad una quotidiana finestra temporale all’incirca di 8-12 ore. Sebbene non necessariamente sia codificata una restrizione calorica, il semplice fatto di non poter mangiare all’infuori di un determinato orario può aiutare a limitare il totale introito calorico giornaliero.
Altro tipo di digiuno è il digiuno intermittente che può, a sua volta, essere ulteriormente suddiviso in due sotto-tipologie in funzione della restrizione calorica imposta durante il giorno di digiuno. Normalmente, in questo protocollo, nell’arco della settimana si alternano giorni di digiuno a giorni di alimentazione. I giorni di digiuno possono essere costituiti da completa astensione da cibo oppure da una severa restrizione calorica. Viceversa, durante i giorni di non digiuno non è normalmente prevista alcuna limitazione calorica o temporale.
Da ultimo, il cosiddetto digiuno prolungato.

Questa variante di digiuno si configura come la più severa e consiste in digiuno con sola acqua per un numero più o meno lungo di giorni. È, anche, la pratica che ha meno testimonianze e studi a sostegno.
Parlando di studi, gli effetti positivi delle varie digiunoterpaie riportati più frequentemente, sono un generale miglioramento di diversi markers associati alla longevità, ed un sostanziale abbattimento di IGF-1 quando il digiuno è associato ad una restrizione proteica oltreché calorica.
In effetti, a questo proposito, è lecito affermare che il digiuno possa avere nella modulazione di IGF-1 uno dei suoi target principali, cosi come la limitazione dell’intake proteico possa essere definito come uno dei pilastri della digiuno-terapia.
Il digiuno, pur se conosciuto e praticato da millenni, non è una pratica scevra da controindicazioni ma, al contrario, deve essere considerato una vera e propria dietoterapia che va molto oltre il mero calcolo della restrizione calorica.
La principale criticità è la malnutrizione. Sebbene la civiltà occidentale sia tragicamente afflitta da malnutrizione per eccesso, ossia dalla concomitante assunzione di eccesso calorico e carenza di nutrienti, la pratica del digiuno può facilmente indurre malnutrizione a causa della limitata finestra temporale ( o di giorni ) in cui è consentito mangiare.

Scrivere una salutare digiuno-terapia è un esercizio complesso perchè deve vedere coesistere sia una adeguata assunzione di nutrienti, sia il rispetto del timing imposto dal digiuno stesso.
Purtroppo gli effetti di una pratica di digiuno sbagliata non sono sempre riscontrabili nel breve periodo e quindi non c’è possibilità di aggiustare il tiro in corsa.
Tra gli “errori” più frequenti si annoverano ad esempio una inadeguata assunzione proteica che può determinare deperimento con conseguente abbattimento di valore di dispendio energetico basale nonché una errata scelta delle fonti lipidiche, indipendentemente dall’apporto calorico, che può impattare in modo consistente alcuni parametri infiammatori.
Come sempre quindi, prima di intraprendere una delle molteplici, possibili, forme di digiuno, è fondamentale iniziare da una attenta ed approfondita valutazione della composizione corporea e dello stato nutrizionale, attraverso una visita eseguita con idonea strumentazione e da un professionista esperto e qualificato.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34067055/

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