La dieta chetogenica e la pratica del digiuno, nelle sue varie forme, sono protocolli alimentari molto noti che spesso vengono utilizzati contemporaneamente.
Una dieta si definisce chetogenica quando l’apporto di carboidrati è particolarmente ridotto, innescando il meccanismo di chetosi. Non esiste una sola dieta chetogenica ma diversi protocolli che si differenziano tra loro per indicazione e, di conseguenza, per l’apporto proteico, lipidico e calorico.
Allo stesso modo, sotto il nome di digiunoterapia vengono raggruppati una serie di protocolli alimentari che prevedono l’astenersi dal mangiare per periodi che vanno dalle poche ore ad intere giornate.
Entrambi i protocolli sono molto in voga ed hanno diversi punti in comune: basti pensare che la forma più elementare di chetosi è appunto il digiuno.
Se applicati correttamente, entrambi i protocolli vantano alti profili di efficacia per diverse indicazioni e possono avere una finalità terapeutica oppure essere utilizzati per perdere peso.
Molto spesso vengono applicati contemporaneamente, purtroppo a sproposito, proprio a scopo dimagrante.
Dimagrire infatti significa perdere peso perdendo massa grassa.
Altre forme di perdita peso sono la disidratazione ed il deperimento. La disidratazione è a carico della componente idrica, il deperimento di quella muscolare.
Una dietoterapia dimagrante dovrebbe, attraverso il deficit calorico, assicurare il raggiungimento dello scopo garantendo il miglior stato di salute possibile ed il mantenimento sul lungo periodo del risultato raggiunto.
Purtroppo però, in ambito dimagrante, il successo della dieta è confuso con un effetto collaterale da evitare assolutamente. Molto spesso si confonde il dimagrimento con il deperimento, cercando unicamente una generalizzata perdita di peso.
Arrivare ad un determinato peso non garantisce, ipso facto, il raggiungimento dell’obiettivo, al contrario tutto dipende da quale massa si è persa e quale compartimento corporeo è stato coinvolto. Il dovere di un professionista della nutrizione dovrebbe essere quello di saper discriminare il dimagrimento dal deperimento, aprendo quella scatola nera che è il corpo umano, valutato in genere solo con la bilancia, e sottoponendolo ad una più approfondita analisi compartimentale che sappia discernere le masse che compongono il peso totale.
L’auspicabile forma di perdita di peso è il dimagrimento, mentre il deperimento è, nella stragrande maggioranza dei casi, attribuibile ad un insufficiente apporto proteico.
Come noto, il turnover proteico è circadiano e riscontrabile attraverso l’eliminazione urinaria dell’azoto.
Ossia, analizzando la quantità di azoto escreta, principalmente ma non esaustivamente attraverso l’emuntorio renale, è possibile determinare quale sia il fabbisogno proteico dell’individuo.
L’apporto proteico totale dovrebbe essere in grado di pareggiare le escrezioni di azoto, garantendo, in questo modo, il mantenimento della componente muscolare.
In effetti, all’interno del complesso sistema-organismo, la massa muscolare ha, tra gli altri compiti, quello di fungere da riserva proteica per elementi che possiedono una velocità di turnover maggiore come, solo per citarne alcuni, gli anticorpi nonché moltissimi complessi enzimatici.
In pratica, garantendo il corretto apporto proteico, assicuriamo il mantenimento della massa muscolare che altrimenti sarebbe intaccata fungendo, appunto, da riserva proteica.
Come noto però dalla massa muscolare particolarmente ricca in mitocondri deriva buona parte del nostro dispendio energetico basale.
Non pareggiare l’escrezione di azoto significa, in ultima analisi, perdere peso perdendo muscolo e, di conseguenza, abbattere il valore di dispendio metabolico compromettendo, in questo modo, salute ed il mantenimento del risultato sul lungo periodo.
Con queste premesse appare evidente come la dieta chetogenica ed il digiuno possano coesistere solo se in grado di assicurare il corretto apporto proteico nell’arco delle ventiquattro ore.
Abbandonare il concetto errato di peso-ideale su cui parametrare l’apporto proteico e stimare il corretto intake di proteine sulla reale composizione corporea è il primo, fondamentale passo.
Determinato infatti quante proteine assumere nell’arco della giornata, un nutrizionista esperto saprà suddividere la quantità totale nell’ambito delle ventiquattro ore o di un range temporale più ristretto, rispettando quindi i dettami di un’efficace digiunoterapia. Se la dieta scelta sarà pressoché priva di carboidrati, accanto al digiuno si otterrà anche una dieta chetogenica.
La scelta dei corretti apporti nutrizionali, e nello specifico proteici, è la chiave di volta per garantire il mantenimento della massa muscolare ed il raggiungimento dell’obiettivo, esaltando in un’azione sinergica le migliori potenzialità di entrambe le dietoterapie.

Dieta chetogenica e digiunoterapia sono spesso abbinate. Pur vantando enormi benefici singolarmente, non sempre questa “coppia” è bene assortita e salutare.

La dieta chetogenica e la pratica del digiuno, nelle sue varie forme, sono protocolli alimentari molto noti che spesso vengono utilizzati contemporaneamente.
Una dieta si definisce chetogenica quando l’apporto di carboidrati è particolarmente ridotto, innescando il meccanismo di chetosi. Non esiste una sola dieta chetogenica ma diversi protocolli che si differenziano tra loro per indicazione e, di conseguenza, per l’apporto proteico, lipidico e calorico.
Allo stesso modo, sotto il nome di digiunoterapia vengono raggruppati una serie di protocolli alimentari che prevedono l’astenersi dal mangiare per periodi che vanno dalle poche ore ad intere giornate.
Entrambi i protocolli sono molto in voga ed hanno diversi punti in comune: basti pensare che la forma più elementare di chetosi è appunto il digiuno.
Se applicati correttamente, entrambi i protocolli vantano alti profili di efficacia per diverse indicazioni e possono avere una finalità terapeutica oppure essere utilizzati per perdere peso.
Molto spesso vengono applicati contemporaneamente, purtroppo a sproposito, proprio a scopo dimagrante.
Dimagrire infatti significa perdere peso perdendo massa grassa.
Altre forme di perdita peso sono la disidratazione ed il deperimento. La disidratazione è a carico della componente idrica, il deperimento di quella muscolare.
Una dietoterapia dimagrante dovrebbe, attraverso il deficit calorico, assicurare il raggiungimento dello scopo garantendo il miglior stato di salute possibile ed il mantenimento sul lungo periodo del risultato raggiunto.
Purtroppo però, in ambito dimagrante, il successo della dieta è confuso con un effetto collaterale da evitare assolutamente. Molto spesso si confonde il dimagrimento con il deperimento, cercando unicamente una generalizzata perdita di peso.
Arrivare ad un determinato peso non garantisce, ipso facto, il raggiungimento dell’obiettivo, al contrario tutto dipende da quale massa si è persa e quale compartimento corporeo è stato coinvolto. Il dovere di un professionista della nutrizione dovrebbe essere quello di saper discriminare il dimagrimento dal deperimento, aprendo quella scatola nera che è il corpo umano, valutato in genere solo con la bilancia, e sottoponendolo ad una più approfondita analisi compartimentale che sappia discernere le masse che compongono il peso totale.
L’auspicabile forma di perdita di peso è il dimagrimento, mentre il deperimento è, nella stragrande maggioranza dei casi, attribuibile ad un insufficiente apporto proteico.
Come noto, il turnover proteico è circadiano e riscontrabile attraverso l’eliminazione urinaria dell’azoto.
Ossia, analizzando la quantità di azoto escreta, principalmente ma non esaustivamente attraverso l’emuntorio renale, è possibile determinare quale sia il fabbisogno proteico dell’individuo.
L’apporto proteico totale dovrebbe essere in grado di pareggiare le escrezioni di azoto, garantendo, in questo modo, il mantenimento della componente muscolare.
In effetti, all’interno del complesso sistema-organismo, la massa muscolare ha, tra gli altri compiti, quello di fungere da riserva proteica per elementi che possiedono una velocità di turnover maggiore come, solo per citarne alcuni, gli anticorpi nonché moltissimi complessi enzimatici.
In pratica, garantendo il corretto apporto proteico, assicuriamo il mantenimento della massa muscolare che altrimenti sarebbe intaccata fungendo, appunto, da riserva proteica.
Come noto però dalla massa muscolare particolarmente ricca in mitocondri deriva buona parte del nostro dispendio energetico basale.
Non pareggiare l’escrezione di azoto significa, in ultima analisi, perdere peso perdendo muscolo e, di conseguenza, abbattere il valore di dispendio metabolico compromettendo, in questo modo, salute ed il mantenimento del risultato sul lungo periodo.
Con queste premesse appare evidente come la dieta chetogenica ed il digiuno possano coesistere solo se in grado di assicurare il corretto apporto proteico nell’arco delle ventiquattro ore.
Abbandonare il concetto errato di peso-ideale su cui parametrare l’apporto proteico e stimare il corretto intake di proteine sulla reale composizione corporea è il primo, fondamentale passo.
Determinato infatti quante proteine assumere nell’arco della giornata, un nutrizionista esperto saprà suddividere la quantità totale nell’ambito delle ventiquattro ore o di un range temporale più ristretto, rispettando quindi i dettami di un’efficace digiunoterapia. Se la dieta scelta sarà pressoché priva di carboidrati, accanto al digiuno si otterrà anche una dieta chetogenica.
La scelta dei corretti apporti nutrizionali, e nello specifico proteici, è la chiave di volta per garantire il mantenimento della massa muscolare ed il raggiungimento dell’obiettivo, esaltando in un’azione sinergica le migliori potenzialità di entrambe le dietoterapie.

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