Nelle diete chetogeniche, la sottostima dell’apporto proteico è uno degli errori più frequenti. Con conseguenze evidenti sull’efficacia della dieta stessa.

 

Una dietoterapia chetogenica è ampiamente utilizzata, e con buoni risultati, in caso di diverse condizioni patologiche.

Dove trova maggiore applicazione però è in ambito dietoterapico dimagrante.

La sua efficacia risiede principalmente nel poter raggiungere importati gap calorici, rispetto al fabbisogno, sfruttando l’effetto anorezzante centrale svolto dai corpi chetonici.

Come noto infatti non è lo stato di chetosi a determinare dimagrimento quanto, piuttosto, il delta calorico tra entrate ed uscite.

Poiché i corpi chetonici prodotti durante lo stato di chetosi hanno mostrato una spiccata attività nel limitare il senso di fame, è possibili scrivere protocolli dietetici chetogenici contraddistinti da apporti calorici particolarmente ridotti a volte ben al di sotto del valore di metabolismo basale.

Poichè per essere chetogenica, una alimentazione deve essere contraddistinta da un apporto estremamente ridotto di carboidrati, la dieta risultante è composta prevalentemente da proteine e grassi.

Da qui l’equivoco.

Analizzando un protocollo di dieta chetogenica a basso apporto di calorie (VLCKD) quello cioè maggiormente utilizzato per dimagrire, le percentuali caloriche dovute all’intake proteico risultano elevatissime. D’altro canto, essendo estremamente ridotto l’apporto lipidico per favorire il dimagrimento, e praticamente azzerato l’apporto glucidico per garantire lo stato di chetosi, non sarebbe potuto essere diversamente.

Ma stiamo parlando di percentuali.

Se, tralasciando le percentuali, analizziamo gli stessi apporti alla luce di parametri ponderali ovvero quantitativi, ci accorgiamo che la situazione cambia.

Come noto i L.A.R.N. ossia i livelli di assunzione di riferimento di nutrienti, indicano, in assenza di patologie, un corretto apporto proteico stimandolo intorno al grammo pro Kg di peso corporeo.

Come detto in precedenza, una dieta chetogenica è spesso utilizzata da soggetti obesi ovvero dal peso elevato che seguendo le indicazioni fornite dai L.A.R.N. necessiterebbero di apporti proteici abbastanza elevati.

Purtroppo però, per quantificare l’apporto proteico all’interno di un protocollo di chetosi, troppo spesso vengono utilizzati parametri datati, e tutto sommato errati, come quello di peso-ideale.

Va da se che un soggetto dal peso elevato, che quindi necessita di dimagrire, avrà un peso ideale fortemente distante dal peso attuale.

Se la quantità di proteine viene calcolata stimando il peso ideale, risulterà, nella stragrande maggioranza dei casi, drammaticamente insufficiente. E questo non solo nei soggetti obesi.

Oltretutto, poiché in chetosi, l’apporto proteico riveste un duplice ruolo, plastico ed energetico, ci troviamo al cospetto della paradossale condizione in cui a fronte di una aumentata necessità proteica, corrisponde una minore, ed insufficiente, entrata.

E tutto questo avviene per una dietoterapia che molto spesso viene definita proteica o, peggio ancora, iper-proteica!

Ma c’è di più.

Poiché l’apporto proteico è funzionale a garantire in pareggio il normale turnover dell’azoto, i soggetti in chetosi con uno scarso apporto proteico, si trovano nella condizione di dover “cannibalizzare” la propria massa muscolare al fine di soddisfare le necessità.

Consumare massa muscolare significa deperire. Deperire comporta abbattere il valore di metabolismo basale perché dalla massa muscolare, metabolicamente attiva e ricca di mitocondri, dipende una buona percentuale di dispendio energetico. Per tutte queste considerazioni appare evidente come un soggetto sottoposto ad un regime di dieta chetogenica, il cui apporto proteico è insufficiente poiché parametrato in modo errato, vedrà diminuire il suo valore di dispendio energetico con la conseguenza che la dieta perderà via via di efficacia.

Oltretutto ad una minore massa muscolare corrisponde una più sfavorevole composizione corporea e, di conseguenza, un peggior stato di salute generale.

Alla luce di queste considerazioni sarebbe auspicabile l’abbandono del fai da te, e di concetti errati come quello di peso ideale, ed affidarsi ad un professionista esperto di chetosi che, attraverso l’ausilio di idonea strumentazione, all’interno di una visita accurata, sappia individuare gli apporti più corretti personalizzando la terapia e garantendo, in questo modo, una maggior efficacia della dieta ed un conseguente miglior stato di salute.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23801097/

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